L’Alfa Romeo 126 è stato uno dei motori più diffusi in Italia dalla metà degli anni ’30 fino alla fine del Secondo conflitto mondiale, utilizzato in quasi tutti i grossi velivoli plurimotori della sua epoca. Il motore venne sviluppato come evoluzione del modello 125, mantenendo lo stesso schema costruttivo con 9 cilindri a stella raffreddati ad aria del motore inglese Bristol Pegasus, di cui era stata acquisita la licenza di costruzione. Rispetto al 125, l’Alfa Romeo introdusse nel 126 alcune modifiche volte a migliorare le prestazioni e l’affidabilità generale, tra cui interventi sul sistema di alimentazione e al compressore, che operava con pressioni di funzionamento superiori a quelle dei coevi motori di aziende concorrenti. Il 126 venne realizzato in due versioni, la R. C. 34 in grado di fornire 750 CV a 3400 m sul livello del mare e, in minore numero di esemplari, la R. C. 10 ottimizzata per operare a bassa quota, con potenza di 800 CV a 1000 m di quota. Dal 126 l’Alfa Romeo derivò altri motori molto simili, che differivano per vari miglioramenti costruttivi e prestazionali, dal modello 127 per impiego in alta quota fino al più evoluto e complesso 131 da 940 CV. I motori 126 vennero utilizzati, con opportuna preparazione, anche in varie competizioni internazionali, tra cui la conquista del primato di distanza per idrovolanti con un Cant Z 506 B nel 1937 e numerosi successi con il SIAI Marchetti S.M. 79, tra cui la vittoria della gara Istres-Damasco-Parigi nel 1937 e il volo Roma-Dakar-Rio de Janeiro alla velocità media di 400 km/h nel 1938.
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CANT Z 506
Caproni A.P.1 (Ca. 307)
SIAI Marchetti S.M. 73, S.M. 74, SM. 75, S.M. 79, S.M. 81, S.M. 83
Prestito del Museo Storico dell'Aeronautica Militare, Vigna di Valle (Bracciano, Roma)